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Focus economia

Radio 24

Focus economia è il programma quotidiano dedicato all'approfondimento dei temi dell'attualità dell'economia e della finanza, realizzato con i protagonisti della giornata economico finanziaria e il contributo di giornalisti e analisti de Il Sole 24 ORE. L'obiettivo della trasmissione è di spiegare e analizzare, in termini comprensibili anche "ai non addetti ai lavori", i temi più interessanti della giornata. Appuntamento fisso per i commenti a caldo pochi minuti dopo la chiusura della Borsa. 

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    Ex Ilva si ferma, Cassazione rigetta ricorsi contro stop area a caldo

    In 70 pagine di sentenza, la Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, mette la parola fine sull’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, quella costituita da cokerie, altiforni e acciaierie. Sono stati infatti rigettati i ricorsi che Acciaierie d’Italia e Ilva hanno presentato ad agosto contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la fermata dell’area a caldo poiché inquinante e dannosa per la salute. Area a caldo che nei giorni scorsi, avvicinandosi la scadenza (25 ottobre) del decreto dei giudici di Milano, scadenza poi prorogata al 15 dicembre con l’ultimo decreto legge sull’ex Ilva, era stata comunque messa in preriscaldo. Ovvero, zero produzione e impianti solo alimentati dal gas preso dall’esterno. In base a questa condizione, Acciaierie ha anche avanzato una richiesta di cassa integrazione straordinaria per 8.622 unità su un organico di 9.626. Adesso questi impianti, in base al decreto della Corte d’Appello di Milano che resta quindi in vigore, dovranno essere definitivamente fermati. L’area a caldo é la parte più grande dell’ex Ilva di Taranto e anche quella dove ci sono più occupati.I giudici sottolineano che "l'accertamento svolto dai giudici di merito circa la sussistenza dei pericoli 'gravi e rilevanti' che impongono la sospensione dell'attività sia congruamente fondato sulle complessive risultanze istruttorie e informato al principio di precauzione, senza violare il principio di proporzionalità". Tra le motivazioni della decisione viene anche richiamata l'evoluzione della direttiva Ue 2024/2881 "relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa (riifusione)", che "fissa parametri ancora più severi in tema di particolato (PM10 e PM2,5), sia sotto il profilo qualitativo che sotto quello quantitativo". Il commento di Domenico Palmiotti, Il Sole 24 Ore Taranto. La Bce lascia i tassi fermi. Intanto la Lagarde annuncia che lascia nel 2027 La Bce ha lasciato i tassi d'interesse fermi: il tasso sui depositi resta al 2,50%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,65%, quello sui prestiti marginali al 2,90%. La decisione era largamente attesa dagli investitori. "Le condizioni di finanziamento si sono inasprite dall'ultima riunione del Consiglio direttivo ed è probabile che questo inciderà sull'inflazione e sulla crescita". Lo dice la Bce in un comunicato dopo la decisione di lasciare i tassi invariati. "Sebbene lo shock energetico stia ancora manifestando tutti i suoi effetti, finora l'inflazione di fondo è rimasta sostanzialmente stabile e le retribuzioni non hanno reagito in maniera significativa in questa fase" sottolinea l'istituto centrale. Lagarde é francese e si vociferava potesse lasciare prima per impegnarsi nella politica del suo Paese nel difficile anno delle elezioni presidenziali. Ma é probabile che accetti invece l'incarico di presidente del World Economic Forum e succeda al fondatore, Klaus Schwab. Poco prima che arrivasse la decisione della Bce, la presidente della Bce, Christine Lagarde ha annunciato sui social che lascerà la guida dell'Istituto dal prossimo 7 febbraio. Secondo diverse ricostruzioni l’irritazione nelle cancellerie europee è palpabile: le dimissioni della presidente prima della scadenza naturale di ottobre sono considerate un regalo di Lagarde al presidente francese uscente Emmanuel Macron, che vuole evitare che il prossimo numero uno dei guardiani dell’euro sia scelto da Marine Le Pen, leader di destra del Rassemblement national e favorita nei sondaggi per le presidenziali del 2027. Sul possibile successore di Lagarde si sono cristallizzati due nomi, nella ridda degli ultimi mesi: gli ex governatori delle banche centrali olandese e spagnola, Klaas Knot e Pablo Hernandez de Cos. Entrambi hanno incontrato il cancelliere Friedrich Merz nelle scorse settimane. E per la Germania si pone il problema che pur essendo “l’azionista di maggioranza” della Bce, non ha mai espresso un presidente. Perciò Berlino sta puntando a conquistare la poltrona del capoeconomista o quella di consigliere con la delega sui mercati. Ne parliamo con Franco Bruni, professore emerito del dipartimento di Economia dell’Università Bocconi, dirige l'Osservatorio Europa e Governance Globale dell'ISPI. Mps, bocciato il piano Lovaglio: no all’Ops su BancoBpm e Banca Generali, addio alla fusione con Mediobanca L'assemblea di Mps ha bocciato la proposta di fusione tra Mediobanca e il Monte dei Paschi di Siena. La delibera, per la cui approvazione sarebbero serviti i due terzi dei voti, ha raccolto il voto contrario del 63,65% del capitale presente, quello favorevole del 32,91% mentre gli astenuti sono stati il 3,42%. Per effetto della bocciatura della fusione, non verrà trattato il secondo punto all'ordine del giorno della parte straordinaria, relativo alle scissioni legate alla fusione, mentre la discussione dei punti 4 e 5 è stata posticipata, in attesa di capire se l'assemblea, in sede straordinaria, intenda ridurre il capitale sociale. A questo punto è stata disposta dal presidente Cesare Bisoni una pausa di mezz'ora dei lavori assembleari. L'esito dell'assemblea segna una battuta d'arresto per la strategia di crescita attraverso acquisizioni e per l'integrazione societaria con Mediobanca, mentre resta da seguire l'evoluzione del risiko bancario e dell'offerta di Intesa Sanpaolo su Mps. Anche se Lovaglio ha sottolineato in assemblea che il voto "non e' il verdetto finale sul futuro del Monte", ma "solo un passaggio", ricordando che tra l'assemblea e l'obiettivo dichiarato da Intesa resta il vaglio dell'Antitrust. Inoltre Gli azionisti di Mps hanno bocciato anche l'offerta pubblica di scambio su Banca Generali, dopo aver fermato quella su Banco Bpm. I voti contrari sono stati pari al 90,9% del capitale presente, quelli favorevoli pari al 6,66% e gli astenuti pari al 2,41%. La bocciatura delle due offerte sancisce lo stop definitivo al piano dell'amministratore delegato, Luigi Lovaglio, per resistere all'offerta di Intesa Sanpaolo. Facciamo il punto con Luca Davi - Il Sole 24 Ore.

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    Focus Economia del 28 ottobre 2026

    Facciamo il punto sulle novità della manovra finanziaria. Con Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore Imprese: Unioncamere, chi esporta è il 20% più produttivo A parità di dimensione, settore e localizzazione geografica, le imprese esportatrici registrano una produttività del lavoro superiore di circa il 20% rispetto a quelle che non esportano. Già all’inizio dell’attività sui mercati esteri, la produttività aumenta di circa il 6% rispetto a quando l’impresa operava solo sul mercato domestico. È il quadro che emerge dall’indagine condotta nel 2026 da Unioncamere e dal suo Centro studi Tagliacarne su 4.500 imprese, diffusa in occasione dell’Assemblea dei presidenti delle Camere di commercio, a Roma, alla presenza del Vice premier e Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani. Ne parliamo con Andrea Prete, presidente di Unioncamere ASviS, Italia a marcia indietro su sviluppo sostenibile, meta 2030 si allontana Un'Italia molto lontana dall'attuazione dell'Agenda 2030: nel 2025, l'indice che sintetizza la performance rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile è sostanzialmente fermo e ben sei Obiettivi registrano un peggioramento rispetto all'anno precedente. Inoltre, il 58% dei 38 target quantitativi fissati per il 2030 non appaiono raggiungibili, una percentuale invariata rispetto allo scorso anno, nonostante gli effetti positivi del Pnrr. Inoltre soprattutto in campo ambientale e sociale, le norme e le politiche esistono, ma la loro attuazione è decisamente insufficiente. Sono i punti principali del nuovo Rapporto annuale dell'ASviS, presentato oggi a Roma, che fotografa le condizioni di vita delle persone e soprattutto delle giovani generazioni: 1,1 milioni di minori vivono in famiglie che sono in povertà assoluta; solo il 31,1% dei giovani tra i 25 e i 34 anni è laureato a fronte dell'obiettivo del 45% entro il 2030; la riduzione della dispersione scolastica si accompagna ad un peggioramento delle competenze degli studenti; circa il 16% degli adolescenti e delle adolescenti e quasi un giovane su cinque nella fascia 18-34 anni presentano disagi psicologici e oltre 600mila minori sono seguiti dai Dipartimenti di Salute Mentale. Interviene Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS

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    Anthropic, in rampa di lancio la più grande Ipo di sempre

    Si avvicina una delle più grandi Ipo di sempre, forse la più grande nella storia della Borsa americana. Anthropic, la società di intelligenza artificiale fondata nel 2021 da Dario e Daniela Amodei insieme a un gruppo di ricercatori fuoriusciti da OpenAI, ha depositato alla Securities and Exchange Commission (Sec) il prospetto per la quotazione al Nasdaq, dove le azioni saranno scambiate con il simbolo ANT. Il calendario prevede l'avvio del roadshow nella settimana del 9 novembre e lo sbarco in Borsa prima del Ringraziamento, con Goldman Sachs e Morgan Stanley come banche capofila. Mancano ancora il numero di titoli offerti e la forchetta di prezzo, ma la società che sviluppa Claude potrebbe puntare a una raccolta compresa tra 85 e 100 miliardi di dollari, superando il record degli 85,7 miliardi raccolti da SpaceX a giugno. La valutazione complessiva di Anthropic potrebbe attestarsi tra 1.500 e 2.000 miliardi di dollari, contro i 965 miliardi dell'ultimo round privato di maggio. Anthropic arriva al mercato con numeri di crescita che hanno pochi precedenti. Nel primo semestre del 2026 i ricavi sono stati pari a 16,3 miliardi di dollari, contro 1,2 miliardi nello stesso periodo dell'anno precedente, mentre la perdita netta ha raggiunto gli 80,7 miliardi di dollari. Una cifra che, tuttavia, va letta con attenzione, perché in gran parte deriva da una rettifica contabile senza uscita di cassa, legata all'aumento del valore stimato di strumenti di finanziamento convertibili in azioni. La crescita è stata trainata soprattutto da Claude Code, lo strumento di programmazione assistita, e dai nuovi modelli di intelligenza artificiale. Nel terzo trimestre i ricavi sono saliti a 16,8 miliardi, il 45% in più rispetto al secondo. Il commento di Biagio Simonetta, Il Sole 24 Ore. Ex Ilva, nuova inchiesta sulla gestione Morselli: chiesti gli arresti domiciliari Una nuova inchiesta della Procura di Taranto coinvolge la precedente gestione dell’Ex Ilva, quando la multinazionale ArcelorMittal era socio di maggioranza e Lucia Morselli ricopriva il ruolo di amministratore delegato. La Procura ha infatti chiesto gli arresti domiciliari per Morselli, per Alessandro Labile, ex direttore dello stabilimento di Taranto, e per Francesco Astorri, dell’Ispra, l’istituto pubblico incaricato dei controlli ambientali in fabbrica. Le ipotesi di reato comprendono associazione per delinquere, inquinamento, disastro ambientale, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, corruzione, truffa aggravata e falso. Si tratta di accuse che dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie. La vicenda si inserisce in una fase particolarmente delicata per l’azienda, con la crisi produttiva e occupazionale ancora aperta. Oggi (alle 17:00) il Governo incontra a Palazzo Chigi i sindacati e Federmanager, mentre al Senato questa mattina ci sono state le audizioni sul nuovo decreto legge dedicato all’Ex Ilva, approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri. Resta inoltre attesa la decisione della Corte di Cassazione sul decreto della Corte d’Appello di Milano relativo all’area a caldo dello stabilimento di Taranto, impugnato da Ilva e Acciaierie d’Italia. Ne parliamo con Domenico Palmiotti, Il Sole 24 Ore Taranto. Manovra, per gli under 30 una mini Irpef ma salta il taglio al ceto medio La maggioranza sembra avere individuato la soluzione alle partite più complicate per chiudere l’accordo sulla manovra. Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, parlando della manovra in collegamento con il Festival delle Regioni, questa mattina ha dichiarato: "Con la Commissione europea abbiamo fato progressi, quindi credo che chiuderemo entro stasera le proposte che riteniamo possano essere ritenute ammissibili. Soltanto con questo grado di certezza io mi ritengo in grado di firmare una proposta e andare in consiglio dei ministri domani". Dal vertice delle ultime ore è emersa un’intesa su Irpef e pensioni, restando nel perimetro dei circa 23,5 miliardi di risorse della legge di Bilancio. Per quanto riguarda l’imposta sul reddito delle persone fisiche ci sarà una mini Irpef destinata agli under 30, con il taglio delle tasse fino a una soglia di reddito che ancora deve essere fissata (salta l’estensione dell’aliquota al 33% fino ai 55-60 mila euro di reddito). La certezza è che ormai tutti sarebbero d’accordo sulla misura. Mentre il tema pensioni, con la richiesta della Lega di abbassare la soglia per lasciare il lavoro a 64 anni, sarebbe in via di risoluzione con la costituzione di un nuovo fondo dedicato alla flessibilità in uscita, ma lo stanziamento sarà disponibile a partire dal prossimo anno, a stabilirlo sarà un successivo decreto. Nello specifico, come scritto stamattina da Trovati sul Sole, lo stallo intorno alla proposta leghista sull'opzione del pensionamento anticipato dei 64enni (con 36 anni di anzianità in una replica depotenziata della vecchia Quota 100) è stato superato rinviando le decisioni a gennaio: come nel 2018, ma con meno soldi a disposizione, la manovra si limiterà ad appostare un fondo di qualche centinaio di milioni, per aprire canali di flessibilità in uscita a poche selezionate platee. Facciamo il punto con Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore. Faac, dice no ai fondi d’investimento: 15 milioni alla beneficenza e fatturato verso i 750 milioni La Facc Technologies (Fabbrica Automatismi Apertura Cancelli), multinazionale di Zola Predosa (Bologna) specializzata nei sistemi di automazione per cancelli e porte, lasciata in eredità alla Curia nel 2012 dall'ultimo proprietario Michelangelo Manini, figlio del fondatore e azionista di maggioranza, continua a crescere e si prepara a raggiungere i 750 milioni di euro di fatturato nel 2026. Un successo economico che si traduce anche in maggiori risorse per la solidarietà: i dividendi destinati alla Chiesa di Bologna hanno infatti raggiunto i 15 milioni di euro (rispetto ai 12,4 dell'anno scorso e 6 milioni del 2024), utilizzati per finanziare attività di beneficenza. Lo comunica il presidente esecutivo del gruppo Andrea Moschetti, incaricato dalla Chiesa per guidare l’azienda, proprio nel giorno in cui Faac Technologies annuncia due nuove acquisizioni di imprese all’estero, la Peters Türanlagen in Germania e Rubek Automatic Doors in Australia, due imprese di servizi attorno ai 5 milioni di ricavi e 40 dipendenti ciascuna che contribuiscono ad arricchire il già ricco portafoglio di partecipazioni della Faac. «Portiamo avanti le acquisizioni, tutte autofinanziate», sottolinea Moschetti, che segnala che il mercato americano va molto bene «nonostante i dazi» e che tira anche il mercato africano, mentre in Italia «si soffre un po’». Il valore dell’azienda è stimato intorno ai 2 miliardi di euro e la proprietà ecclesiastica ha respinto le offerte di diversi fondi d’investimento (tra i quali tre giganti internazionali come Cvc Capital Partners, Blackstone, ed Eqt). La posizione del cardinale di Bologna Matteo Zuppi, che controlla la società attraverso la Curia, è netta: "Abbiamo detto di no - spiega Zuppi - perché i fondi hanno come unico obiettivo l’aumento del fatturato e del profitto, mentre il centro dell’economia deve essere l’uomo. È chiaro che i conti devono essere a posto, ma il profitto non è l’unico parametro per valutare il valore del lavoro". Se ne discute con Andrea Moschetti, Presidente esecutivo di FAAC Technologies.

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    L'allarme di Federchimica, settore sull'orlo di una "crisi esistenziale"

    Si è svolta questa mattina a Milano l’Assemblea 2026 di Federchimica dal titolo «Dalla molecola al prodotto: la chimica all'origine dell'industria», presieduta dal Presidente dell'associazione, Francesco Buzzella. Il quadro delineato nel corso dell'assemblea dal Presidente di Federchimica, Francesco Buzzella, e dai dati della nota economica diffusa dall'associazione mostra una situazione di forte criticità per l'intero comparto. A livello europeo, la capacità produttiva persa nel settore chimico tra il 2022 e il 2025 è stata di 37 milioni di tonnellate (pari a circa il 9% del totale), con circa 110.000 posti di lavoro coinvolti; negli ultimi quattro anni, inoltre, le chiusure di impianti annunciate in Europa sono sestuplicate. In Italia la produzione risulta inferiore di oltre il 13% rispetto ai livelli del 2021, penalizzata da costi energetici e delle materie prime non competitivi e da una persistente debolezza della domanda industriale. In apertura dei lavori, il Presidente Buzzella ha lanciato un forte allarme sullo stato dell'industria: «Siamo un mercato interessante e stabile che gran parte del mondo ci invidia per i suoi 450 milioni di consumatori e per i nostri risparmi, ma siamo davvero sull'orlo di una crisi esistenziale. I motivi risiedono nei costi energetici e delle materie prime, nel dumping cinese, nelle carenze infrastrutturali, nella perdita di competitività e nell'eccesso di normative. A volte sembra di trovarci sul ponte di una nave a fissare l'orizzonte senza essere in grado di afferrare il timone». Il commento di Francesco Buzzella, presidente di Federchimica. Caporalato nell’edilizia, l’impegno di Assimpredil Ance per contrastare lo sfruttamento e promuovere la legalità nei cantieri Il settore edile rappresenta una delle più semplici porte d’ingresso nel mondo del lavoro per chi ha poche competenze e soprattutto per i cittadini stranieri, ma proprio questa caratteristica può esporre i lavoratori più vulnerabili al rischio di sfruttamento e caporalato. Secondo i dati della Cassa Edile di Milano, Lodi, Monza e Brianza, il 70% dei lavoratori è straniero e il 30% delle imprese ha un titolare straniero. Un fenomeno che rende ancora più importante il ruolo delle imprese edili come presidi sul territorio per promuovere la sicurezza, la legalità e la coesione sociale. In questo contesto si inserisce l'impegno quotidiano di Assimpredil Ance per la corretta e regolare gestione dei cantieri e il contrasto alle forme di lavoro irregolare. Un esempio concreto arriva dalla vicenda degli operai impiegati nella costruzione del consolato americano a Milano, finiti al centro di un'inchiesta per grave sfruttamento. Dopo il commissariamento dell'azienda dell'Alabama Caddell, accusata di aver sottoposto i lavoratori a condizioni di sfruttamento, Assimpredil Ance ha avviato un confronto con le organizzazioni sindacali per valutare la possibilità di ricollocare parte degli operai nelle imprese edili milanesi e dell'hinterland. Facciamo il punto con Dario Fiersech, vicepresidente vicario di Assimpredil Ance con delega ai rapporti sindacali Cina, al via il plenum del Comitato centrale del Partito comunista Il presidente Xi Jinping e alti funzionari cinesi hanno dato il via oggi a Pechino a un'importante riunione dedicata alla governance del Partito comunista cinese (Pcc) al potere. Il plenum del Comitato centrale del Pcc, che conta circa 300 membri, ha l'obiettivo di rafforzare la disciplina all'interno del partito, ridurre la corruzione e rendere i quadri dirigenti più efficienti e leali, secondo i media statali. Nello specifico: dal 26 al 29 ottobre i circa 300 membri effettivi e supplenti del Comitato però lavoreranno sulle questioni legate al cosiddetto “autogoverno completo e rigoroso del partito”, con l’obiettivo di rafforzare la disciplina, l’obbedienza e l’efficienza dei funzionari e consolidare l’autorità della leadership di Xi Jinping che si avvicina alla nuova riconferma quinquennale. Intanto secondo un’analisi dell’Ispi: «È la Cina di Xi a essere di gran lunga il primo autore per eventi di coercizione economica pesati per la loro gravità». Il livello di pressioni, restrizioni o minacce in ambito commerciale o finanziario utilizzate da altri Paesi per condizionare le decisioni politiche dell’Unione europea è aumentato di otto volte dal 2018 a oggi. Gli autori di queste pressioni sono prevalentemente tre: Cina, Stati Uniti e Russia. Ma la minaccia più persistente e duratura arriva da Pechino, come evidenzia la nuova analisi dell’Ispi «Sicurezza economica, Ue contro tutti?», pubblicata alla vigilia dell’accordo raggiunto a Pechino dal commissario Ue al Commercio Maroš Šefcovic e il ministro del Commercio cinese Wang Wentao, dopo mesi di trattative, che potrebbe ridurre di oltre la metà le esportazioni cinesi di auto ibride e ibride plug-in verso l’Ue nell’arco di quattro anni. Ne parliamo con Alessandro Plateroti, Direttore editoriale UCapital.com

  • Friday · length unknown

    Domani a Milano due presidi autorizzati, preoccupazione per piazza Duomo. Sentiamo chi presidia il territorio

    Sono due domani a Milano i presidi autorizzati dalla Questura mentre rimane la preoccupazione per quanto potrà accadere nel pomeriggio in piazza Duomo e dintorni, teatro di devastazioni lo scorso fine settimane, dove per tutta la giornata Forze dell'ordine e parà della Folgore saranno schierati per monitorare eventuali assembramenti, dei quali a ora si ha notizia solo via social. Al netto della gestione dell'ordine pubblico ci interessa capire chi presidia tutti i giorni il territorio che fa un lavoro enorme per integrare e contrastare il disagio giovanile. Va ricordato che: sono centinaia i ragazzi bloccati tra sabato e domenica e accompagnati in questura per essere identificati. Nell'80% dei casi si tratta di minorenni. Tra loro c'è bambino di 11 anni. Il ragazzino non è imputabile. Nei video compare vestito di scuro e con il passamontagna, durante le devastazioni a Milano, è ripreso mentre esce da un negozio e in mezzo alla strada con i soli occhi scoperti. “Già domenica hanno cominciato a girare i video. I suoi occhi, bellissimi, sono inconfondibili. È uno dei momenti più brutti che ho vissuto nella mia carriera”, spiega al Corsera la dirigente dell'istituto comprensivo del quartiere Barona raccontando anche lo scoramento dei docenti che lo seguono e il senso di impotenza che vive la scuola difronte a queste situazioni. Ragioniamo insieme a Alem Gracic, Segretario Generale della FILCA CISL Lombardia.

  • October 22 · length unknown

    Pensioni, coi nuovi coefficienti fino a 845 euro in meno annui

    Assegno della pensione più leggero dal primo gennaio 2027 con i nuovi coefficienti di trasformazione pensionistica che penalizzano integralmente le pensioni del sistema contributivo e parzialmente quelle del sistema misto (per la quota contributiva). Rispetto al 2025-2026, nel prossimo biennio con l’uscita a 67 anni, chi guadagna 30mila euro, 40mila o 50mila euro può arrivare a perdere rispettivamente fino a 372, 496 e 620 euro lordi l’anno. Sull’intera speranza di vita la perdita per chi esce a 67 anni vale fino a circa 7.300, 9.700 e 12.100 euro. Il picco si ha per chi esce a 71 anni con la pensione di vecchiaia contributiva, con una retribuzione di 50mila euro si stima una perdita annua di 845 euro. Questo è l’effetto del decreto direttoriale dei ministeri del Lavoro e dell’Economia che ha rivisto al ribasso i coefficienti per il prossimo biennio, come anticipato da Il Sole 24 ore del 20 ottobre. Inoltre per effetto della scorsa legge di Bilancio nel 2027 scatta l’aumento di un mese dei requisiti pensionistici che porta l’età per il pensionamento di vecchiaia a 67 anni e un mese, e l’anzianità contributiva per la pensione anticipata a 42 anni e 11 mesi per gli uomini (41 anni e 11 mesi per le donne). Nel 2028 si aggiungono ulteriori due mesi per i requisiti pensionistici, e l’età per la pensione di vecchiaia sale a 67 anni e tre mesi, mentre per la pensione anticipata i contributi salgono a 43 anni e un mese per gli uomini (42 anni e un mese per le donne) Per la pensione anticipata va considerata anche la finestra mobile di tre mesi. Facciamo il punto con Giorgio Pogliotti, Il Sole 24 Ore. Borse in profondo rosso con vendite sul tech e super greggio, alta tensione sui bond Proseguono in rosso, senza nessun appiglio per un'inversione di rotta, le Borse europee, appesantite dai conti in chiaroscuro delle prime Big Tech americane, dalla nuova impennata dei rendimenti obbligazionari e dalla corsa del petrolio, mentre la tensione in Medio Oriente non accenna a diminuire. Non convincono in particolare le trimestrali di Tesla e Meta, che riaccendono i dubbi sulla capacità delle aziende tecnologiche di generare redditività a fronte degli imponenti investimenti per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Milano, arrivata a perdere fino al 2%, cede l'1,6%, con Technoprobe e Prysmian maglia nera, entrambe in calo del 4,34%, seguite da Stmicroelectronics (-3,74%). Sotto vendita anche le banche, con Intesa Sanpaolo che perde il 2,75% e Unicredit il 2,66%. In rosso anche gli altri listini europei: Francoforte cede lo 0,9%, Parigi l'1,31% e Madrid l'1,41%. Al contempo continua a pesare la tensione sui titoli di Stato, soprattutto in Francia, dove la persistente incertezza politica, l'imminente revisione del rating sovrano e le forti pressioni di rifinanziamento stanno minando la fiducia degli investitori. A preoccupare è soprattutto lo scetticismo sulla capacità del governo di ridurre il deficit di bilancio al 5% del Pil entro il 2027, con una proposta di bilancio che deve superare numerosi ostacoli in un Parlamento politicamente frammentato. Il rendimento dell'Oat decennale francese è salito al 5,142%, il livello più alto dal 2002, mentre lo spread rispetto al Bund tedesco si è ampliato fino a 177 punti base, sui massimi dalla fine del 2011. Circa il 30% dei titoli di Stato francesi giungerà a scadenza entro i prossimi tre anni e dovrà essere rifinanziato a costi significativamente più elevati. Per il 2027 il Tesoro francese prevede emissioni per 340 miliardi di euro, contro i 310 miliardi del 2026. L'attenzione è ora concentrata sulla revisione del rating della Francia da parte di Moody's, attesa per venerdì, con un declassamento ampiamente anticipato. In Italia, lo spread tra Btp e Bund oscilla intorno ai 124 punti base, con il rendimento del decennale al 4,61%. Il commento di Vito Lops, Il Sole 24 Ore. Autotrasporto: Fedralog sospende il fermo in Calabria, ma resta il nodo del gasolio. Dal Governo 105 milioni per il settore La Federazione regionale della logistica (Fedralog) ha sospeso la protesta dei camionisti in Calabria per senso di responsabilità verso cittadini e imprese, riattivando i rifornimenti di carburante e le consegne di generi alimentari nei supermercati della regione. La decisione si basa sulla fiducia accordata alle istituzioni a seguito dei primi passi avanti nei tavoli di confronto (tra cui l'ascolto su sospensione dei leasing e credito d'imposta per i mezzi). Contestualmente, il Consiglio dei Ministri ha varato un pacchetto di aiuti da 175 milioni di euro per autotrasporto, agricoltura e pesca contro il rincaro dei carburanti: nello specifico, ai Tir sono destinati 105,2 milioni di euro complessivi tra rifinanziamento del credito d'imposta per il periodo marzo-agosto 2026 (che sale a 480 milioni) e nuove coperture per le spese di settembre e ottobre. La sospensione del blocco resta tuttavia temporanea: Fedralog attende dal Governo e dal ministro Matteo Salvini risposte concrete nell'incontro del 27 ottobre, in particolare sull'introduzione di un tetto al prezzo del gasolio, avvertendo che in mancanza di misure adeguate la mobilitazione riprenderà con un corteo di Tir verso Roma. Ne parliamo con Domenico Notaro, portavoce per la Calabria della Fedralog.

  • October 21 · length unknown

    Consumi elettrici ai massimi dal 2014, cresce il peso delle rinnovabili ma il prezzo dell'energia resta legato al gas

    Secondo i dati diffusi oggi da Terna, a settembre il fabbisogno elettrico nazionale ha raggiunto 27,8 TWh, in aumento del 6,5% rispetto allo stesso mese del 2025: si tratta del valore più alto registrato nel mese di settembre dal 2014. La crescita della domanda prosegue ininterrottamente da settembre dello scorso anno. Nei primi nove mesi del 2026 la domanda elettrica è cresciuta di circa 12 TWh (+5,2%) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Parallelamente aumenta la produzione di energia da fonti rinnovabili, che nei primi nove mesi dell'anno ha coperto il 42,1% del fabbisogno elettrico nazionale, grazie soprattutto alla crescita del solare (+20,5%) e dell'eolico (+7%). Eppure, nonostante il peso crescente delle rinnovabili, il prezzo dell'elettricità continua a essere fortemente influenzato da quello del gas naturale. Il motivo risiede nel funzionamento del mercato elettrico, basato sul meccanismo del prezzo marginale: nelle ore in cui le centrali a gas sono necessarie per soddisfare la domanda, sono spesso queste ultime, caratterizzate da costi di produzione più elevati, a determinare il prezzo all'ingrosso riconosciuto anche all'energia prodotta da fonti meno costose. Si crea così un paradosso: mentre il sistema elettrico italiano riduce progressivamente la propria dipendenza dai combustibili fossili, famiglie e imprese continuano a risentire delle oscillazioni del prezzo del gas. Un problema evidenziato anche dal rapporto sul Pniec presentato oggi dal think tank Ecco, secondo cui la crescita delle rinnovabili non si traduce ancora pienamente in benefici economici per i consumatori. Ne parliamo con Maurizio Delfanti, professore del dipartimento di Energia del Politecnico di Milano sulle rinnovabili. Protesta tir: blocchi su strada, scaffali vuoti e benzinai chiusi. Scorta per beni essenziali Si inasprisce la protesta degli autotrasportatori in Campania. Chiusi il nodo tra l'A1 e l'A30 Caserta-Salerno dalle 7 circa per chi proviene da Roma, lo svincolo di Nocera Pagani in uscita da entrambe le provenienze e il nodo tra l'A1 e la Sp1 Casoria per chi proviene da Roma ed è diretto verso la Ss7 Appia. Si registrano 3 chilometri di coda verso Napoli e 2 chilometri verso Roma. A presidiare le aree interessate dai disagi ci sono gli agenti della polizia stradale e il personale di Autostrade per l'Italia, società che consiglia agli automobilisti percorsi alternativi attraverso la viabilità ordinaria, con uscite e rientri in autostrada in altre località a seconda della provenienza e della destinazione. Le associazioni di autotrasporto: “Il governo intervenga per fermare i blocchi”. Gli Industriali di Campania, Puglia e Calabria: “Imprese al collasso, ora risposte”. Dopo l'incontro di ieri tra il ministro Matteo Salvini e le rappresentanze dell'autotrasporto, i sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, in una nota congiunta, prendono atto degli impegni annunciati e tornano a chiedere un intervento urgente per fronteggiare le gravi criticitò che stanno interessando le citta' del Mezzogiorno. "Ribadiamo gli appelli lanciati nei giorni scorsi e la necessità del confronto avviato dal Governo con le associazioni dell'autotrasporto - si legge nella nota - la situazione nelle città del Mezzogiorno resta estremamente critica e rischia di aggravarsi ulteriormente con il passare delle ore. A Napoli, Bari e in numerosi altri territori del Sud, il blocco della circolazione delle merci sta compromettendo gli approvvigionamenti alimentari, con prodotti che non raggiungono le piattaforme di distribuzione e scaffali dei supermercati sempre più vuoti. Le difficoltà cominciano a interessare anche servizi essenziali come la raccolta dei rifiuti e il trasporto pubblico extraurbano. Non siamo più di fronte a una crisi circoscritta al settore dell'autotrasporto, ma a un'emergenza che rischia di paralizzare intere comunità, con conseguenze economiche e sociali sempre piuù pesanti". Il commento di Domenico Notaro, portavoce per la Calabria della Fedralog. Protesta Tir: Federdistribuzione, situazione critica al Sud Federdistribuzione ha preso atto con favore degli esiti del tavolo che si è svolto ieri tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e le associazioni dell'autotrasporto, che ha consentito di individuare una prima serie di soluzioni per rispondere alle difficoltà di un settore fortemente colpito dall'aumento dei costi del carburante. Permane tuttavia, si legge in una nota, una situazione di forte criticita' nelle regioni del Sud Italia, in particolare in Puglia, Calabria e Campania, dove il blocco della circolazione delle merci non solo continua, ma in molti territori risulta in ulteriore peggioramento. Le consegne stanno subendo pesanti ripercussioni e, in numerosi casi, le merci sono bloccate nei centri distributivi senza poter raggiungere i punti vendita. Le conseguenze sono particolarmente gravi per i prodotti deperibili, molti dei quali risultano ormai inutilizzabili, con un crescente danno economico e un inaccettabile spreco di beni alimentari. La situazione, prosegue Federdistribuzione, sta generando rilevanti disagi per supermercati e punti vendita, che registrano carenze sempre più diffuse di prodotti sugli scaffali. Se questa condizione dovesse protrarsi ulteriormente, il rischio è quello di dover sospendere l'attività di numerosi esercizi commerciali, con inevitabili ripercussioni anche sui lavoratori coinvolti Le criticita' riguardano inoltre l'intera filiera agroalimentare. Molti produttori agricoli stanno infatti incontrando enormi difficoltà nel conferire i propri raccolti e, in numerosi casi, rischiano di perdere intere produzioni a causa dell'impossibilità di trasportarle verso i mercati di destinazione. Facciamo il punto con Carlo Alberto Buttarelli - Presidente Federdistribuzione.

  • October 20 · length unknown

    NetZero 2026: direzione elettrificazione delle industrie

    Si apre oggi, 20 ottobre, all'Allianz MiCo di Milano, la seconda edizione di NetZero Milan, l'Expo Summit organizzato da Fiera Milano e in programma fino al 22 ottobre. La manifestazione riunisce oltre 140 relatori internazionali, tra cui l'ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, l'ex premier Enrico Letta, il presidente di Fiera Milano Carlo Bonomi e il premio Nobel per l'Economia 2025 Philippe Aghion. (Radio 24 presente con i programmi: Radio Next, con Pepe Moder dedicato all’innovazione e alle trasformazioni tecnologiche che stanno ridisegnando il futuro dell’energia, e Smart City, con Maurizio Melis e Silvia Bandelloni, che darà spazio alle soluzioni più avanzate in tema di sostenibilità, città intelligenti e decarbonizzazione. Postazione radio allestita presso lo stand G01 ). Al centro dei lavori il rapporto tra transizione energetica, competitività industriale e sicurezza degli approvvigionamenti, in un contesto di crescente concorrenza internazionale, soprattutto da parte della Cina ,specialmente nelle tecnologie verdi e dal rilancio delle fonti fossili negli Stati Uniti. Uno dei temi chiave è l'elettrificazione dell'industria, in particolare la sostituzione dei combustibili fossili con l'elettricità nella produzione di calore industriale, ancora oggi fortemente dipendente da gas e altre fonti fossili. Secondo i dati forniti da Roland Berger, circa due terzi dei consumi energetici industriali sono destinati alla produzione di calore, per il 90% ancora generato attraverso combustibili fossili. Una trasformazione che potrebbe contribuire a ridurre la dipendenza energetica europea, ma che presenta importanti ostacoli tecnologici ed economici, soprattutto nei processi produttivi ad alta temperatura. L'Unione europea punta a portare la quota di elettrificazione dell'economia al 46% entro il 2040, un obiettivo che, secondo le stime della Commissione europea, potrebbe consentire un risparmio fino a 260 miliardi di euro all'anno sulle importazioni di combustibili fossili. Per accelerare la transizione saranno però determinanti il costo dell'elettricità, l'accesso alle reti e gli investimenti nelle infrastrutture energetiche. Facciamo il punto con Leonardo Bonetti, managing Partner Italy Roland Berger (Nei nostri studi a NetZero). Autotrasportatori, prosegue la protesta nel Sud. Rixi: 'Da oggi disponibili 480 milioni'. A rischio anche la produzione di pasta Blocchi e problemi di distribuzione anche oggi in tutta Italia, in particolare al sud. Nella speranza di porre fine ai blocchi, oggi a Milano si è svolto un tavolo con gli autotrasportatori in prefettura con il vicepremier Salvini. Convocati Fai, Anita, Assotir, Cna Fita, Confartigianato trasporti, Fedit, Fiap, Trasporto Unito Fiap, Confcooperative, Legacoop produzione e servizi e Sna-Casartigiani. "Abbiamo sbloccato circa un miliardo di euro: 480 milioni per quanto riguarda tutte le domande che sono arrivate fino ad agosto e poi mettiamo nuove risorse su settembre-ottobre, però il credito d'imposta sarà ovviamente nel '27', ha annunciato il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi al termine, facendo seguito a quanto promesso dal ministro Matteo Salvini. Intanto però i disagi colpiscono anche le imprese che si trovano a corto di materie prime: diversi pastifici stanno infatti avendo difficoltà a ricevere nuove forniture di semola di grano duro, la materia prima con cui si produce la pasta secca. Alcuni stabilimenti hanno dovuto fermarsi, mentre altri hanno ridotto la produzione. Il pastificio Rummo, che ha sede a Benevento, ha interrotto la produzione martedì perché, come ha detto a Repubblica l’amministratore delegato Cosimo Rummo, «non arrivano camion né cisterne e abbiamo finito le scorte». Rummo non ha dei mulini di sua proprietà quindi dipende dalle consegne di semola da parte delle aziende molitorie. Anche il pastificio La Molisana, che ha sede a Campobasso e ha dei mulini di sua proprietà, ha detto di aver rallentato la produzione e di aver cominciato ad attingere alle scorte. Fatta eccezione per Barilla, i principali produttori di pasta in Italia si trovano quasi tutti nelle regioni del Sud. Già la scorsa settimana il presidente di Italmopa, l’associazione che rappresenta l’industria molitoria nazionale (che acquista il grano tenero o duro per trasformarlo rispettivamente in farina o semola), aveva scritto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per «segnalare la situazione di assoluta emergenza». Il commento di Vincenzo Martinelli, Presidente di Italmopa. Manovra: frenata sul taglio Irpef, il Governo punta ad allargare la Flat Tax a 100mila euro Il vertice di maggioranza a Palazzo Chigi DI IERI si è concluso con un rinvio dell'approvazione del testo in Consiglio dei Ministri, anche perché "è stato fatto il punto sulla trattativa in corso con l’Ue per ottenere maggiori margini di flessibilità" e quindi il via libera in Cdm, ipotizzato per venerdì, "slitterà di qualche giorno (sembra invece più verosimile che la data da cerchiare in rosso sia il 28) con l’obiettivo di definire una Manovra che tenga conto dell’esito delle interlocuzioni con Bruxelles". Nel quadro delle ristrettezze finanziarie, l'intervento fiscale destinato ai lavoratori dipendenti e al ceto medio è quello che subisce le battute d'arresto più evidenti. L'ipotesi iniziale di ampliare il secondo scaglione Irpef riducendo l'aliquota dal 43% al 33% per i redditi compresi tra 50.000 e 60.000 euro appare al momento congelata. La misura, sostenuta con forza da Forza Italia per alleggerire il carico fiscale della fascia medio-alta, comporta un costo economico stimato in diversi miliardi di euro. Di fronte all'impossibilità di coprire integralmente la spesa senza sforare i vincoli di deficit, la priorità concessa a questa ricalibrazione dell'Irpef è scivolata in secondo piano. A fronte dello stallo sull'Irpef, guadagna terreno l'alternativa promossa dalla Lega: alzare la soglia del regime forfettario per le partite IVA dagli attuali 85.000 euro fino a 100.000 euro di ricavi o compensi. Si tratta di un intervento che richiede un impiego di risorse immediate inferiore rispetto alla riforma delle aliquote IRPEF sul lavoro dipendente, ma che presenta complessi ostacoli di natura normativa. La direttiva comunitaria dell'Unione Europea fissa infatti a 85.000 euro il limite massimo per l'esenzione totale dall'Iva concessa alle piccole attività individuali. Per superare il vincolo imposto da Bruxelles senza rinunciare all'estensione del tetto, si sta valutando l'introduzione di un sistema a doppio binario. In base a questo schema, i professionisti e le imprese individuali con fatturato compreso tra 85.000 e 100.000 euro continuerebbero a beneficiare dell'imposta sostitutiva al 15% (o al 5% per le nuove iniziative) sul reddito imponibile. Contestualmente, però, verrebbero ripristinati gli adempimenti e l'obbligo di applicare l'IVA in fattura per la parte eccedente gli 85.000 euro. L'effettivo vantaggio di questo meccanismo dipenderà dalla tipologia di clientela: mentre per i rapporti B2B l'IVA risulta neutra, per i professionisti che lavorano direttamente con consumatori finali l'obbligo di applicare l'imposta potrebbe comportare una riduzione dei margini di guadagno o un aumento dei prezzi finali. Ne parliamo con Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore.

  • October 19 · length unknown

    Grafica Veneta diventa la prima azienda di stampa in Europa (e tra le prime 4 al mondo)

    Il gruppo (celebre, tra le altre cose, per aver stampato i libri della saga di Harry Potter e le biografie di Barack e Michelle Obama) ha annunciato, attraverso la controllata GV Group, l’acquisizione delle britanniche CPI Books e CPI Antony Rowe, operazione che quasi raddoppia le dimensioni del gruppo, ne consolida il primato europeo nella stampa libraria e ne rafforza il ruolo tra i principali operatori mondiali del settore. Da anni il gruppo guardava alle attività del gruppo CPI, che insieme valgono circa 150 milioni di euro di fatturato e producono oltre 100 milioni di libri all’anno. Dopo un 2026 atteso in chiusura attorno ai 350 milioni di euro di ricavi, la previsione è di superare quota 400 milioni nel 2027 grazie anche al contributo delle attività britanniche appena acquisite. Oltre alla sede storica di Grafica Veneta a Trebaseleghe, GV Group controlla Lake Book Manufacturing nell’area di Chicago, PA Hutchison Company in Pennsylvania e ora le attività britanniche di CPI Books e CPI Antony Rowe. Complessivamente il gruppo arriva a dieci stabilimenti e circa 1.800 dipendenti tra Europa e Stati Uniti, con una capacità produttiva superiore a 400 milioni di libri all’anno, generando un business ormai sbilanciato per l’80% sui mercati anglofoni. Ne parliamo con Fabio Franceschi, presidente di SoFiGraf. I punti deboli delle obbligazioni Ai stanno diventando più evidenti Secondo il Wall Street Journal, i mercati sembrano concentrarsi sempre di più sui rischi a cui sono esposte alcune delle aziende impegnate nella corsa alla potenza di calcolo necessaria per l’intelligenza artificiale. Gli investitori appaiono invece meno preoccupati per i data center destinati a ospitare le infrastrutture tecnologiche. Se nel mercato azionario gli investitori guardano soprattutto alle prospettive di crescita, in quello obbligazionario l’attenzione si concentra principalmente su ciò che potrebbe andare storto. Per questo, le differenti valutazioni espresse dal mercato del credito sui diversi segmenti della filiera dell’intelligenza artificiale possono offrire indicazioni preziose sui rischi ritenuti più significativi dagli investitori. «Non bisogna considerare il settore dell’intelligenza artificiale come un unico grande comparto all’interno del mercato del credito», osserva Lotfi Karoui, stratega multi-asset di Pimco. «Gli investitori faranno delle distinzioni». Una tendenza emersa chiaramente la scorsa settimana, quando le obbligazioni di CoreWeave, società che fornisce potenza di calcolo alle aziende attive nell’intelligenza artificiale e ad altri clienti, hanno registrato un forte calo. CoreWeave è uno dei nuovi operatori del mercato del cloud computing, appartenente alla categoria dei cosiddetti neocloud, società specializzate nell’offerta di capacità di calcolo per l’intelligenza artificiale che competono con colossi come Amazon e Microsoft. Proprio come questi giganti tecnologici, anche CoreWeave ha una necessità crescente di data center in cui ospitare le proprie infrastrutture. Per finanziare la costruzione di queste strutture si è registrata una forte accelerazione delle emissioni obbligazionarie. Dall’inizio dell’anno al 16 ottobre, le società attive nel settore dei data center hanno raccolto oltre 100 miliardi di dollari sul mercato obbligazionario denominato in valuta statunitense. Una cifra che rappresenta circa il 25% delle emissioni obbligazionarie lorde legate all’intelligenza artificiale, contro il 16% registrato l’anno precedente, secondo i dati di Dealogic e degli analisti del credito di Goldman Sachs. Il commento di Alessandro Plateroti, Direttore editoriale Ucapital.com La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti: 8km di coda sull’A1, riapre snodo A30 È un lunedì di caccia ai carburanti e ai prodotti freschi, soprattutto ortofrutticoli e caseari. Piccole botteghe e grandi supermercati subiscono il quarto giorno di blocco degli autotrasportatori. Le modalità sono diverse ma hanno un obiettivo comune: alzare l’attenzione sulla crisi che sta colpendo il settore e che, senza un intervento del governo, porterà a un fermo nazionale del trasporto su gomma, come annunciato la scorsa settimana da alcune sigle. "Non avremo i miliardi, ma sicuramente delle risposte saremo in grado di darle". Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini annuncia per domani due incontri con gli autotrasportatori, alle 10 in prefettura con le sigle nazionali e alle 15 al provveditorato con quelle locali. Ne parla durante una conferenza stampa nella sede della Lega in via Bellerio a Milano, spiegando di essere in contatto con i presidi in Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata e Calabria e con chi sta bloccando l'autostrada A1. "Cercheremo di fare tutto il possibile sbloccando fondi già esistenti e rallentati per motivi burocratici e mettendo altri soldi", afferma. Interpellato sull'applicazione agli autotrasportatori delle norme contro i blocchi stradali, risponde: "La legge attualmente è in vigore per chiunque faccia qualunque lavoro". Salvini sottolinea di non volersi sostituire alle forze dell'ordine e auspica un percorso che riduca la pressione sulla viabilità, ricordando le conseguenze dei blocchi per agricoltori, distributori, commercianti e cittadini. "Capisco le richieste di tutti. Però è mio dovere stemperare", conclude. Facciamo il punto con Claudio Donati, segretario generale di Assotir.

  • October 16 · length unknown

    Confindustria giovani: «Sull’IA un Piano e una Zes per favorire gli investimenti»

    Ha preso il via a Capri oggi e proseguirà fino a sabato, presso il Grand Hotel Quisisana, il 41° Convegno Nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria, dal titolo “StrategIA. Il futuro è un’impresa umana”. L’evento prevede tavole rotonde, speech e talk con protagonisti del mondo della politica, dell’industria e della società. Accanto al palco principale non mancheranno i workshop tematici dedicati ai Giovani Imprenditori e a Talentis, il programma rivolto a startup e scaleup italiane. Tra gli ospiti attesi figurano Maria Anghileri, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria; Alberto Tripi, special advisor del presidente di Confindustria per l'Intelligenza Artificiale; Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica Amministrazione; Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica; Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy ed Emanuele Orsini, presidente di Confindustria. Ne parliamo con Maria Anghileri, presidente dei Giovani Imprenditori Confindustria.

  • October 15 · length unknown

    Manovra da 23,5 miliardi: 5 dalle banche per le misure su famiglia e welfare. Cosa può chiedere l'Italia all'Ue

    Lo scheletro della Manovra 2027 è contenuto nel Documento programmatico di bilancio (Dpb), trasmesso nella notte alla Commissione europea e al Parlamento italiano. La manovra vale 23,5 miliardi di euro, di cui 5 destinati a famiglia e welfare, 4,5 alla difesa e 3,4 alle imprese. Sul fronte delle coperture, il Governo punta a ottenere 5 miliardi dalle banche e dal settore finanziario, 1,2 miliardi dalla spending review e oltre 700 milioni dal settore dei giochi. Resta aperto il confronto con Bruxelles sulla flessibilità dei conti pubblici: l'esecutivo chiede di poter utilizzare le risorse previste dalla clausola di salvaguardia anche per sostenere le famiglie contro il caro energia, e non soltanto per investimenti. Il testo definitivo della legge di Bilancio dipenderà anche dall'esito di queste interlocuzioni. Ne parliamo con Dino Pesole, editorialista de Il Sole 24 Ore. Borse, pioggia di vendite sul tech. Pesano conti Tsmc e Anthropic, giù il Nasdaq Le Borse europee e asiatiche sono sotto pressione per le vendite sui titoli tecnologici, alimentate dai timori sulla sostenibilità degli investimenti nell'intelligenza artificiale e dai dati sull'inflazione americana superiori alle attese. A settembre i prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono cresciuti del 6,3% annuo, mentre le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,8%. Intanto Tsmc ha registrato un utile trimestrale record di 23,6 miliardi di dollari (+68,7%) e ricavi per 46,3 miliardi (+50,9%). Anthropic ha comunicato agli investitori ricavi trimestrali per 16,8 miliardi, in crescita del 50%, in vista dell'attesa quotazione a Wall Street. Wall Street procede contrastata, con S&P 500 e Nasdaq penalizzati dai titoli tecnologici e dai timori per gli ingenti investimenti nell'intelligenza artificiale. Pesano anche i dati sull'inflazione americana. Nel settore dei semiconduttori crescono le preoccupazioni per la concorrenza cinese e per un possibile eccesso di offerta: negli ultimi cinque giorni SK Hynix ha perso il 26%, Samsung il 22% e Micron circa l'11%. Il crollo asiatico Pesanti ribassi sulle Borse asiatiche, trascinate al ribasso dai titoli tecnologici. In Corea del Sud il Kospi ha perso l'8%, con Samsung in calo del 9,7% e SK Hynix dell'11,1%. In Giappone il Nikkei ha ceduto il 5%, mentre SoftBank ha perso il 9,6% e Tokyo Electron il 7,5%. A pesare sono i timori sull'inflazione americana, sugli investimenti nell'intelligenza artificiale e sulla concorrenza cinese nel settore dei chip. Ne parliamo con Ivan Torneo, Radiocor. utotrasporto in crisi: pronti al fermo nazionale. Unatras ha lanciato un ultimatum al Governo, chiedendo la convocazione urgente di un tavolo di confronto per affrontare le difficoltà dell'autotrasporto, aggravate dall'aumento dei costi, a partire dal gasolio. In assenza di risposte, il coordinamento è pronto a valutare la proclamazione di un fermo nazionale, non ancora indetto. La tensione è particolarmente alta al Sud, con blocchi autonomi in Puglia e iniziative annunciate in Calabria e Sicilia. Unatras denuncia inoltre l'interruzione del confronto con il Governo dopo l'incontro del 22 maggio. Intanto, il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare la riforma del Codice della Strada, che prevede l'innalzamento volontario da 68 a 70 anni dell'età massima per la guida professionale, con verifiche biennali di idoneità, e la possibilità per i titolari di patente C di guidare prima del conseguimento della CQC, purché iscritti da almeno un anno a un corso di qualificazione iniziale. Le misure, pensate anche per contrastare la carenza di autisti, non sono ancora operative. Interviene: Giulio Stoppa, Segretario Generale Trasporto Unito. Istat, 5,4 milioni di persone in povertà assoluta nel 2025, sono il 9,3% Nel 2025 sono oltre 2,1 milioni le famiglie in povertà assoluta in Italia, per un totale di 5,4 milioni di persone. Secondo l'Istat, l'incidenza scende leggermente rispetto al 2024, passando dall'8,4% all'8% tra le famiglie e dal 9,8% al 9,3% tra gli individui. La povertà assoluta riguarda il 5,9% delle famiglie composte soltanto da italiani, contro il 29,4% di quelle composte esclusivamente da stranieri. Nel Mezzogiorno l'incidenza scende dal 10,5% al 9,6%, ma resta superiore alle altre aree del Paese. Particolarmente colpiti i minori, con un'incidenza del 12,5%, e i giovani tra 18 e 34 anni, al 12,1%. Il rischio aumenta nelle famiglie numerose e con livelli di istruzione più bassi. Resta sostanzialmente stabile la povertà relativa, che interessa quasi 8,7 milioni di persone, pari al 14,8% della popolazione. Il commento è di Massimo Baldini, docente di Scienza delle Finanze presso l'Università di Modena e Reggio Emilia.

  • October 14 · length unknown

    Centro Studi Confindustria: stima Pil 2026 alzata a +1%, il 2027 resta a +0,6%

    Presentato oggi il rapporto di autunno con le previsioni economiche degli economisti di via dell'Astronomia. Una crescita del pil per il 2026 all’1%, sopra le attese indicate a marzo. Un dato positivo dovuto al buon andamento dell’economia italiana nella prima metà dell’anno, al contributo del Pnrr, (+0,5 punti nel 2026, spingendo soprattutto gli investimenti), al contenuto trasferimento dei rincari energetici agli altri beni e servizi, al rincaro inferiore alle aspettative del prezzo del petrolio. Ma è una «crescita fragile, tra shock internazionali e sfide per le imprese»: nel 2027 l’economia dovrebbe rallentare e la stima per il pil si ferma allo 0,6% per effetto della debolezza della fase finale del 2026 e di un recupero solo moderato a inizio anno. È lo scenario del Rapporto di previsione del Centro studi di Confindustria. Energia, inflazione e tassi frenano la crescita. L’ipotesi alla base dello scenario è che dopo le elezioni Usa di midterm si trovi una soluzione alla guerra tra Stati Uniti e Iran, come annunciato da Trump, e che da gennaio i transiti attraverso Hormuz riprendano con normalità. Un fattore determinante, dal momento che l’energia resta «la principale vulnerabilità dell’economia italiana». Secondo il Centro studi con un Brent a circa 126 dollari al barile in media annua nel 2027, rispetto ai 75 dello scenario di base e ai 94 di quest’anno, «la crescita del pil prevista per il 2027 si potrebbe annullare». Lo stesso accadrebbe con il prezzo del petrolio in media a 115 dollari al barile e quello del gas a 89 euro mwh (invece dei 58 dello scenario base). Facciamo il punto con Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria. Ex Ilva, cassa integrazione prorogata fino a giugno. È sciopero a oltranza. Meloni: «Situazione drammatica» Terza giornata di mobilitazione in tutti gli stabilimenti dell'ex Ilva di fronte alle risposte del Governo ritenute insufficienti. A Taranto si fermano strade e impianti, a Genova gli operai piantano le tende davanti alla prefettura. Senza intenzione alcuna di rompere le righe e, anzi, con l’obiettivo dichiarato di proclamare scioperi a raffica qualora non arrivassero «risposte adeguate» dal governo. E, fin ora, quelle arrivate non sembrano essere state giudicate all’altezza. Lo sciopero nazionale in tutti gli stabilimenti dell'ex Ilva è in corso da lunedì 12 ottobre. L'agitazione era stata inizialmente proclamata dai sindacati (Fim, Fiom, Uilm e Usb) per una durata di 24 ore, ma la protesta si è trasformata in uno sciopero a oltranza. Nella giornata del 13 ottobre, le sigle sindacali hanno infatti indetto ulteriori 48 ore di stop a causa delle mancate risposte ritenute soddisfacenti da parte del governo, estendendo i blocchi, i cortei e i presidi a oltranza sia a Taranto che a Genova. La prima risposta dell’esecutivo è contenuta in un decreto approvato dal Consiglio dei ministri, martedì 13 ottobre, che rafforza la cassa integrazione fino al 30 giugno 2027, mantiene gli impianti dell’area a caldo in preriscaldo e la promessa di nuove misure per attrarre investimenti e ricollocare i lavoratori. La seconda risposta – che ha generato una spaccatura nell’Aula del Senato – è arrivata direttamente dalla premier, Giorgia Meloni, mentre replicava a Palazzo Madama in vista del Consiglio europeo. La premier ha definito «drammatica» la situazione ereditata dal governo al momento del suo insediamento. «Non era stato risolto il problema, ce lo siamo caricati noi», ha detto, rivendicandola decisione di estromettere il precedente socio di maggioranza,ArcelorMittal, e il lavoro per il rilancio della «più importante acciaieria d’Europa». Il commento di Domenico Palmiotti, Il Sole 24 Ore Taranto. Inflazione Usa sale al 3,7% a settembre su base annua, sopra le stime. Che fa la Fed? A settembre l’inflazione negli Stati Uniti ha accelerato il passo. L’indice dei prezzi al consumo (Cpi) è cresciuto, su base annuale, del 3,7%, dopo il 3,4% del mese precedente, contro il 3,6% delle stime. Su base mensile, registrato un rialzo dello 0,6%, in linea con le attese. I dati “core”, esclusi quindi energia e generi alimentari, sono cresciuti dello 0,3% (contro lo 0,2% delle attese) e del 2,6% annuale (contro il 2,5% del consensus), dopo il 2,4% del mese precedente. L’indice dei prezzi dell’energia è cresciuto del 5,2%, per un rialzo annuale del 20,4%. L’indice dei prezzi degli alimenti è rimasto stabile a settembre ed è cresciuto del 2,5% in un anno. I future a Wall Street sono passati in negativo. I future legati allo S&P 500 perdono lo 0,2%, i future sul Nasdaq-100 cedono lo 0,5%. I future sul Dow Jones Industrial Average sono in calo dello 0,1%. Dopo la pubblicazione del rapporto sui prezzi al consumo, sono aumentati i rendimenti dei titoli del Tesoro, che la scorsa settimana hanno toccato massimi pluriennali. La settimana scorsa dati del lavoro molto sotto le stime. L'economia americana ha creato a settembre 29.000 posti di lavoro contro le 90.000 unità attese dagli analisti. La disoccupazione, inoltre, sale a sorpresa dal 4,1% al 4,2%.Oltre alla debolezza registrata a settembre, il dato sull'occupazione di agosto è stato rivisto al ribasso, indicando un rialzo di 133.000 unità (da oltre 160.000) , mentre per luglio si è passati da un aumento a una contrazione, con un calo di 10.000 posti di lavoro. Nel complesso, le revisioni hanno evidenziato 60.000 posti di lavoro in meno rispetto a quanto precedentemente comunicato. La maggior parte dei nuovi posti di lavoro creati è legata al settore sanitario (+17.000 unità). Ne parliamo con Franco Bruni, professore emerito del dipartimento di Economia dell’Università Bocconi, dirige l'Osservatorio Europa e Governance Globale dell'ISPI.

  • October 13 · length unknown

    Fonti, 'Consiglio europeo chiederà alla Commissione misure sull'energia'

    "L'aumento dei prezzi dell'energia è parte dell'agenda. Il dibattito potrebbe essere focalizzato sul breve termine e sulle possibili misure per affrontare" la crisi dei prezzi dell'energia. "Ci aspettiamo che alla fine del dibattito il Consiglio europeo chieda alla Commissione di mettere in campo nuove misure". Lo spiega un alto funzionario Ue in vista del summit dei 27 di giovedì e venerdì. Il dossier sarà tra i primi sul tavolo del vertice, nella giornata di giovedì. INTANTO oggi l’Aula della Camera ha approvato con 219 voti favorevoli e 110 contrari (era necessaria la maggioranza assoluta dei componenti l’Assemblea) la risoluzione del centrodestra con la quale autorizza il Governo a ricorrere a uno scostamento di bilancio, in termini percentuali di Pil, pari allo 0,6 per cento per ciascuno degli anni 2027 e 2028. In particolare viene così accolta la richiesta contenuta nella Relazione al Parlamento 2026 presentata dall’Esecutivo insieme al Documento programmatico di finanza pubblica. Lo scostamento, quantificato in un valore complessivo di 29 miliardi, è destinato a interventi di spesa dei settori energia e difesa/sicurezza (rispettivamente 0,3% e 0,3%). Nel documento votato si sollecita l’Esecutivo, in particolare, a dare rilievo al potere d’acquisto delle famiglie. Dopo il via libera della Camera, è giunto quello del Senato. Per quanto riguarda la difesa la previsione di spesa è inferiore a quanto inizialmente preventivano confermato lo 0,3% in più in spese per la difesa nel 2027, mentre l'incremento nel 2028 si attesterebbe sulla stessa percentuale, invece dell'iniziale 0,6% (8 miliardi in meno). Analogo scostamento dello 0,3% annuo è previsto per l'energia. La quota dovrebbe essere equamente ripartita tra difesa ed energia: 14 miliardi nel 2027 e 14 nel 2028 (7 per investimenti in difesa e 7 per investimenti in energia per ciascuna annualità). Sono soldi che l'Italia potrà prendere in prestito al di fuori dei vincoli europei. Il nostro Paese potrà, grazie agli accordi negoziati comunque uscire dalla procedura d'infrazione l'anno prossimo, secondo gli accordi tra Roma e Bruxelles, se manterrà il deficit sotto al 3% nel 2026 e poi nelle stime della Commissione Ue relative al 2027-2028, al netto della clausola. Stante questa situazione, Giorgetti sta portando avanti due negoziazioni con Bruxelles: la prima è la richiesta di utilizzare i fondi della clausola di salvaguardia destinati all'energia non solo per misure strutturali ma anche per le famiglie. La seconda è la richiesta avanzata insieme alla Grecia di fare ulteriore deficit non conteggiato per far per affrontare" la crisi dei prezzi dell'energia. Altro discorso quello legato al Safe (Security Action for Europe): Via libera - a quanto si apprende da fonti Ue - della Commissione al piano Safe per l'Italia. Le stesse fonti non precisano l'ammontare totale della cifra che sarà erogata ma che, secondo la richiesta del governo, dovrebbe essere superiore agli 8 miliardi. Ne parliamo con Carlo Cottarelli, economista e direttore dell’Osservatorio conti pubblici italiani Università Cattolica. Salone dell'Auto di Parigi, i grandi costruttori europei fanno fronte comune contro la concorrenza cinese Si è aperta ieri, 12 ottobre, nella capitale francese la 91esima edizione del Salone internazionale dell'auto, in programma fino al 18 ottobre. La manifestazione riunisce oltre 100 espositori e più di 60 case automobilistiche. Tra le novità la guida autonoma, con circa 90 modelli disponibili per i test drive e oltre 5mila prove previste. A caratterizzare questa edizione è soprattutto la presenza record dei produttori cinesi: 25 marchi rappresentati da 16 case automobilistiche, circa il doppio rispetto al 2024 (Il salone è biennale). I brand cinesi rappresentano ormai circa la metà dei marchi automobilistici presenti al Salone, mentre la loro quota di mercato in Europa ha raggiunto il 10%. Una presenza sempre più forte, alimentata anche dalla crisi del mercato interno cinese, dove nei primi nove mesi dell'anno le vendite di automobili sono diminuite del 21%, con oltre 3,4 milioni di vetture in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. È in questo contesto che dal Salone di Parigi emerge una convergenza tra i vertici dei principali gruppi automobilistici europei sulla necessità di una strategia comune per arginare la concorrenza cinese e rilanciare la competitività del settore. Un primo passo è rappresentato dall'accordo sancito ieri tra Unione europea e Cina per limitare a 350mila veicoli all'anno le importazioni europee di auto ibride prodotte in Cina. A indicare la direzione è stato l'amministratore delegato di Volkswagen, Oliver Blume, che ha chiesto maggiore cooperazione tra le aziende e un quadro normativo europeo capace di premiare la creazione di valore nel continente, sostenere la mobilità elettrica e garantire condizioni di concorrenza leale. Una posizione condivisa, pur con alcune distinzioni, dai numeri uno di Stellantis, Antonio Filosa, e Renault, François Provost. Per Filosa serve arrivare a un vero Made in Europe, attraverso una regolamentazione robusta, chiara e pragmatica che incentivi chi produce automobili in Europa, insieme a una maggiore flessibilità sui limiti alle emissioni. Provost ha invece sottolineato la necessità di una maggiore collaborazione tra i gruppi europei per spingere Bruxelles ad adottare misure urgenti a sostegno della competitività. Una strategia che non esclude gli accordi industriali con i produttori cinesi. È il caso proprio di Stellantis, che attraverso la partnership con Leapmotor punta a integrare il patrimonio tecnologico e la competitività del costruttore cinese con l'esperienza industriale europea nel design, nello sviluppo e nella gestione della catena di fornitura. Un modello di collaborazione che si traduce già in progetti concreti, come l'avvio delle attività a Saragozza, in Spagna. Il commento di Mario Cianflone, Il Sole 24 Ore. Usa, sfida di midterm. Che cosa c’è in gioco per il 3 novembre Dopo 2 anni di Trump conto salato per benzina e alimentari, l’Inflazione è cresciuta di 0,7 punti e il debito di 4.300 miliardi democratici avanti: come può essere limitato il presidente. Il presidente americano sostiene che il Paese non è mai stato così ricco, così forte, così rispettato. Il quadro reale si ottiene mettendo a confronto i dati di oggi con quelli di novembre 2024, quando Trump vinse le elezioni presidenziali. L’inflazione è salita dal 2,7% al 3,4% di agosto (fonte: Bureau of labor statistics ); il debito pubblico è passato da 35.900 a 40.200 miliardi di dollari (dati del Congresso); la crescita del Pil era del 2,8% e per quest’anno il Fondo Monetario stima il 2,3%. La disoccupazione è rimasta ferma al 4,2%. Il conto più salato, però, gli americani lo pagano al distributore e al supermercato. Nel novembre 2024 un gallone di benzina (3,7 litri) costava 3,04 dollari, oggi è salito a 4,41 (fonte: Automobile club americano); una libbra di caffè (453 grammi) è balzata da 6,32 dollari a 9,30 dollari; una libbra di carne macinata è passata da 5,35 dollari a 6,92. Decisamente più care anche le bollette elettriche: a fine 2024 gli utenti pagavano 17,6 centesimi per chilowattora, oggi 19,6 (dati del Bureau of labor statistics ). Decisamente meglio il prezzo delle uova, su cui Trump aveva fatto leva nella campagna elettorale del 2024. All’epoca una confezione da 12 costava 3,65 dollari; lo scorso agosto, 2,27 dollari. Facciamo il punto con Alessandro Plateroti, Direttore editoriale UCapital.com

  • October 12 · length unknown

    Nobel per l'economia a Robert E. Hall e Michael Woodford

    Il Premio Nobel 2026 per l’economia va agli americani Robert E. Hall dell’Università di Stanford e Michael Woodford della Columbia University per «i fondamenti microeconomici della stabilizzazione macroeconomica». L’annuncio arriva dall’Accademia reale svedese, riunitasi a Stoccolma per l’ultima assegnazione dell’annualità in corso. «Il lavoro dei vincitori ci ha fornito una solida base teorica per i modelli che ora vengono utilizzati dalle banche centrali e dai governi di tutto il mondo», ha dichiarato John Hassler, presidente del Comitato per il Premio per le Scienze Economiche, aggiungendo che «grazie a questi modelli, siamo meglio attrezzati per affrontare gli shock economici, come le crisi energetiche o i repentini cambiamenti nei consumi delle famiglie». I due americani hanno vinto il Nobel di quest’anno per aver dimostrato come i modelli economici potessero essere ricostruiti per ridare vigore alle politiche di stabilizzazione. Invece di basare i modelli su correlazioni statistiche tra variabili macroeconomiche - come inflazione, produzione e consumi - hanno scelto di fondarli su basi microeconomiche. Questo approccio implica la comprensione di come le azioni aggregate delle singole famiglie e imprese influenzino l’economia nel suo complesso. L’economia, spiega il comitato che ha assegnato il premio, è caratterizzata da un’alternanza di fasi di espansione e contrazione. Da quando, quasi un secolo fa, l’economista John Maynard Keynes ha formulato le sue teorie le politiche di stabilizzazione hanno assunto un ruolo centrale nel contrastare queste fluttuazioni. Ne parliamo con Andrea Goldstein, economista ed editorialista de Il Sole 24 Ore. Assolombarda punta sulla physical AI: «Milano diventi la fabbrica dell’intelligenza artificiale» Si è svolta oggi al Teatro Dal Verme di Milano l’Assemblea Generale di Assolombarda, dedicata alle sfide della competitività e della politica industriale. Al centro della relazione del presidente Alvise Biffi, la necessità di accelerare la crescita e la produttività, puntando sulla physical AI, sull’internazionalizzazione e sulla capacità del territorio di trasformare l’innovazione in sviluppo industriale. Tra i partecipanti all'assise anche Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei Ministri, per un confronto sulle priorità strategiche per la competitività e lo sviluppo del Paese; Emanuele Orsini, presidente di Confindustria; il presidente del Senato Ignazio La Russa. “Il titolo che abbiamo scelto per questa Assemblea è ‘Rising Industry’. Crescere. Ed è una necessità per il nostro Paese. Quest’anno, nonostante il contesto incerto, avremo una crescita migliore delle attese, sopra l’1% - spiega Alvise Biffi - È ancora troppo poco. Quell’“uno virgola” segnala un limite molto concreto alla capacità delle nostre imprese e del Paese di avanzare. E non possiamo abituarci, soprattutto quando i Paesi con cui ci siamo confrontati in questi mesi, dagli Stati Uniti ai mercati del Mercosur fino agli Emirati Arabi Uniti, hanno una crescita che corre a ritmi doppi rispetto ai nostri”. “Adesso - aggiunge Biffi - l’intelligenza artificiale sta uscendo dagli schermi per entrare nelle fabbriche, nei robot, nei magazzini, nei sistemi logistici, nelle macchine. È la physical AI: l’incontro tra intelligenza artificiale e mondo fisico. E la prospettiva cambia parecchio. Perché quando la tecnologia deve diventare movimento, precisione, produzione, non bastano algoritmi, agenti e capacità di calcolo. Servono robotica, meccatronica, automazione, sensoristica, macchine utensili, componentistica, ingegneria. Serve industria. Serviamo noi. Questa è la nostra grande opportunità. Questa volta non dobbiamo limitarci ad adottare la tecnologia: possiamo finalmente contribuire a costruirla. Non dobbiamo inseguire Stati Uniti e Cina cercando di diventare una copia di ciò che sono loro". Il commento di Alvise Biffi, presidente di Assolombarda.

  • October 8 · length unknown

    Raffinerie, oggi vertice al Mimit: operatori pronti all’aumento ma serve piano strategico

    Mentre le polemiche sulla rimozione del taglio delle accise vanno avanti accompagnate dagli allarmi lanciati da diverse categorie (agricoltori e autotrasporto in fondo al blocco). In queste ore il governo incontra le aziende della raffinazione. Aziende che si dicono pronte ad aumentare la produzione di gasolio sulla scia della lettera inviata, nei giorni scorsi, dal presidente francese Emmanuel Macron alla Commissione Europea con cui l’inquilino dell’Eliseo sollecita risposte urgenti, chiedendo di intervenire, dove possibile, sulle specifiche tecniche dei carburanti per permettere alle raffinerie europee di alzare l’asticella. Ma l’impegno che le aziende porranno oggi sul tavolo del vertice - convocato, nel pomeriggio, dai ministri Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente e Sicurezza Energetica) e Adolfo Urso (Imprese e Made In Italy) per valutare le possibili misure da adottare in modo da mitigare gli effetti dell’attuale scenario internazionale -, sarà accompagnato dalla richiesta di un piano di lungo termine che, è il messaggio forte con cui gli operatori si presenteranno alla riunione, deve essere considerato strategico in primis dall’Europa. Quest’ultima, invece, ha ridotto in modo poco lungimirante la sua capacità di raffinazione (si veda anche Il Sole 24 Ore del 29 agosto), chiudendo 40 impianti dal 2009 (il 20% in meno), soprattutto tra la Francia - la cui coperta, particolarmente corta, ha spinto il presidente Macron lanciare l’alert a Bruxelles - e la Germania. Ne parliamo con Celestina Dominelli, Il Sole 24 Ore. Mps, da Crédit Agricole no all’offerta su Banco Bpm: tramonta il contro-piano di Siena. Via libera a Intesa anche da Caltagirone e Benetton L'amministratore delegato di Crédit Agricole, Olivier Gavalda, respinge l'offerta di Monte dei Paschi di Siena su Banco Bpm. «Abbiamo deciso» di non conferire le azioni nell'ambito dell'offerta, ha affermato Gavalda, secondo quanto riporta Bloomberg, in una conferenza stampa a Francoforte. La Banque Verte ha poco meno del 30% di Piazza Meda. La mossa dei transalpini complica le prospettive dell’ad di Siena, Luigi Lovaglio, di bloccare la proposta di acquisizione avanzata da Intesa Sanpaolo modificando il perimetro di Mps. In Borsa il titolo di Montepaschi ha subito reagito alla notizia con una flessione del 2,5%. Il gruppo Caltagirone, che detiene circa il 13% di Mps, intanto ha ufficializzato il voto contrario nell'assemblea straordinaria di Mps in calendario IL 29 OTTOBRE che dovrebbe varare, tra l'altro, le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali e l'operazione di riduzione del capitale finalizzata al pagamento del dividendo straordinario in parte con azioni Generali. IERI anche Edizione, holding della famiglia Benetton, aveva annunciato l’intenzione di aderire all’offerta, conferendo l’1,45% di Mps. Al termine dell’operazione, tale quota dovrebbe trasformarsi in circa lo 0,7% di Intesa, di cui Edizione diventerebbe azionista stabile. Delfin, già azionista di Mps con il 17,6%, aveva precedentemente espresso il proprio sostegno all’operazione di Intesa. Anche Praude Asset Management, azionista di Mps con circa lo 0,72%, ha annunciato che voterà contro i punti relativi al piano difensivo di Lovaglio e aderirà all’Opas di Intesa Sanpaolo. Il fronte degli azionisti di Mps favorevoli all’Opas di Intesa supera quindi il 32%. Il commento di Martina Soligo, Radiocor. Ue, via libera alla clausola su difesa e energia. All’Eurogruppo la richiesta di extra flessibilità Via libera di Bruxelles all’attivazione della clausola di salvaguardia su difesa e energia da parte dell’Italia. Una procedura che vale circa 28 miliardi in due anni e che consentirà già nel 2027 di spendere per l’energia circa 8 miliardi. Ovviamente per interventi strutturali e non per le bollette o il caro-benzina. “Abbiamo ricevuto una richiesta di attivazione dall'Italia l'11 settembre e la nostra valutazione – ha spiegato un portavoce della Commissione europea - ha concluso che, nel caso dell'Italia, l'attivazione della clausola non mette effettivamente a rischio la sostenibilità fiscale nel medio termine. La nostra valutazione è positiva”. Per il disco verde definitivo bisogna aspettare il voto del Consiglio e già domani all’Ecofin potrebbe essere questo passaggio formale. Questa clausola permette di deviare temporaneamente dal percorso di controllo del deficit con uno scostamento di bilancio. "L'Europa – ha detto il ministro per le politiche Ue, Tommaso Foti - riconosce le ragioni dell'Italia, dando l'ok alla clausola di flessibilità su energia e difesa fortemente voluta da Giorgia Meloni. E’ un passaggio politico cruciale e conferma come questo Governo abbia saputo portare a Bruxelles le priorità nazionali con chiarezza e autorevolezza". Oggi nella riunione dell’Eurogruppo(i ministri finanziari dei Paesi che hanno adottato l’euro) e domani in Ecofin (i 27 ministri) discuteranno anche della richiesta italiana e greca di una ulteriore flessibilità a causa dello shock inflattivo determinato dai prezzi energetici. Su questa linea ci potrebbe essere il consenso anche di Spagna e Francia. Una richiesta che non è stata bocciata pregiudizialmente e sulla quale si sta aprendo uno spiraglio. Anche se il confronto e l’eventuale decisione sarà rinviata al Consiglio europeo con i leader della prossima settimana. Facciamo il punto con Fabrizio Pagani, Partner Vitale&Co e docente a SciencesPo di Parigi. Da febbraio 2014 a giugno 2018 ha ricoperto la carica di Capo della segreteria tecnica del MEF. Ducati: «Nessuna vendita nei prossimi tre anni» Dopo settimane di indiscrezioni, aperture, smentite e mobilitazioni politiche, il gruppo Volkswagen ha confermato in esclusiva al Sole 24 Ore che «non è prevista alcuna vendita della casa di Borgo Panigale nel prossimo triennio». Sfuma dunque l'ipotesi di un ritorno in mani italiane della storica casa motociclistica emiliana, che dal 2012 è controllata da Audi, a sua volta parte del gruppo Volkswagen. Il colosso tedesco controlla quindi, attraverso Audi, sia Ducati che Lamborghini. Le indiscrezioni su una possibile cessione erano emerse nell'ambito della gigantesca operazione di riassetto avviata da Volkswagen, alle prese con la crisi dell'auto europea e le pressioni dei sindacati tedeschi. Il piano Future Plan 2030 prevede infatti circa 50mila posizioni in meno nel gruppo e una revisione radicale delle oltre 2mila partecipazioni, con l'obiettivo di ridurre il portafoglio di circa un terzo, trattenendo le attività capaci di offrire un chiaro contributo strategico e finanziario al core business. A settembre l'AD di Audi, Gernot Döllner, aveva citato espressamente Ducati tra gli asset oggetto di valutazione, pur precisando che nessuna decisione era stata presa. Da lì si erano alimentate le ipotesi di vendita, con Bloomberg Intelligence che aveva stimato il valore dell'azienda emiliana in circa 1,25 miliardi di euro. Interviene sul tema Alessandro Cicognani, Il Sole 24 Ore.

  • October 7 · length unknown

    Allarme Gimbe: 18,8 miliardi di tagli invisibili alla sanità tra 2023 e 2026

    Anche se nominalmente è cresciuto, dal 2023 al 2026 il Fondo sanitario ha perso quasi 19 miliardi di euro per effetto della contrazione della quota di finanziamento in rapporto al Pil. Per il futuro le cose non sembrano cambiare e si prevede che per il prossimo triennio saranno necessari 32 miliardi aggiuntivi per finanziare la sanità senza gravare sui cittadini. Sono alcuni dei dati salienti del Nono Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato questa mattina presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati. Nel periodo 2023-2026, illustra il rapporto, il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil; negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, con l'eccezione del 6,14% del 2026. Questo calo ha prodotto una perdita 'virtuale' per la sanità di 18,8 miliardi. "Il finanziamento nominale è certamente aumentato ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn", dice il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. "È il fenomeno dei 'tagli invisibili': non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022". A rosicchiare ulteriormente le risorse per la sanità, inoltre, è intervenuta l'inflazione, che ha praticamente annullato la crescita nominale di 37,5 miliardi del Fondo sanitario tra il 2010 e il 2026. Per il futuro, secondo Gimbe, le cose non sembrano cambiare. Facciamo il punto con Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE. Energia, allarme inverno della Ue: flessibilità sul tavolo dell’Ecofin La decisione di interrompere la lunga catena delle proroghe al taglio delle accise sui carburanti ha retto meno di 24 ore. Il ripensamento è maturato fin dalle prime ore del pomeriggio di ieri. E salvo sorprese sarà tradotto a breve nella pubblicazione di un nuovo decreto interministeriale per riattivare le «accise mobili». Che possono contare su una dote un po’ più consistente rispetto alle ultime volte, perché più alti sono stati i prezzi sostenuti dagli automobilisti a settembre. Sul piano economico, la variazione non è enorme. Ma sul terreno politico è sufficiente a scatenare la polemica intorno a un price cap su cui il Governo ha puntato molto proprio per alleggerire il carico degli interventi sul bilancio pubblico. La vera partita italiana però è europea in vista dell’Eurogruppo di domani e dell’Ecofin di venerdì in Lussemburgo. I due temi più rilevanti sul tavolo sono: una tassazione comunitaria sugli extraprofitti, chiesta dall’Italia insieme a Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Polonia, e una “flessibilità” sulle valutazioni relative al rispetto dei tetti di spesa imposti dal nuovo Patto di stabilità, chiesta da Roma insieme alla Grecia ma discussa in questi giorni anche con altri Paesi. Per quanto riguarda la flessibilità la partita è aperta. Ed è cruciale anche in vista di una legge di bilancio che, tabelle del Documento programmatico di finanza pubblica alla mano, oggi non prevede margini di bilancio dal deficit per le misure centrali nell’agenda del Governo per l’ultima legge di bilancio prima del voto, dal taglio Irpef alla proroga delle tassazioni agevolate. Sulla regola della spesa, la richiesta italiana non attiva “extradeficit” come accade con la clausola di salvaguardia per energia e difesa. Ma proponendo una valutazione flessibile sulla regola della spesa può aiutare ad aprire qualche spazio per gli interventi: non amplissimo, perché con un deficit tendenziale al 2,8% (al netto della clausola) il crinale per evitare rischi ulteriori sulla procedura per disavanzi eccessivi resta minimo. Ma in tempi difficili tutto aiuta. Il commento di Adriana Cerretelli, editorialista de Il Sole 24 Ore Bruxelles. Borse in rosso, nuova tempesta sui bond. Milano torna sotto 50mila punti Segno meno per le Borse europee, colpite su più fronti dal petrolio in salita all'euro in calo sui minimi da maggio 2025 sul dollaro e soprattutto dai rendimenti obbligazionari in rialzo. Il greggio ha ripreso a salire anche a causa delle tensioni in Medio Oriente, con i nuovi attacchi alle infrastrutture saudite da parte dei ribelli yemeniti Houthi, e le offensive contro le navi nello Stretto di Hormuz. Una tensione che si riflette sull'obbligazionario, dove i rendimenti sono ancora in rialzo: il BTp italiano al 4,66% (spread a circa 116 punti base); l'Oat francese al 4,9% (in questo caso lo spread col Bund è di circa 139 punti, viste le preoccupazioni per i conti pubblici e le elezioni in vista). Sui titoli di Stato europei incidono pesantemente le crisi politiche: i dubbi sul piano francese per il deficit e le elezioni anticipate in Spagna allargano gli spread e spingono l’euro sotto 1,12 sul dollaro. Intanto, da Bruxelles minimizzano il rischio contagio. "Per ora non vedo realmente un
contagio" dalle turbolenze di mercato sui titoli di Stato
francesi, rispetto agli altri Paesi dell'Eurozona. Lo ha 
affermato un alto funzionario europeo alla vigilia
dell'Eurogruppo, sottolineando di non essere "particolarmente 
preoccupato" per le tensioni legate alla Francia. "Quello che 
abbiamo visto sono i rendimenti dei titoli del Tesoro francese 
reagire alle notizie provenienti da Parigi e le reazioni sono
state più o meno comprensibili", ha spiegato. "Stiamo parlando
 di un'economia fondamentalmente solida, con un sistema
 finanziario molto solido e con tutta la capacità necessaria per
affrontare le proprie sfide", ha sottolineato. La Francia si
trova "politicamente in una situazione complicata", ha
riconosciuto il funzionario, "ma non è che abbia esaurito le
 opzioni per risolverla. Quindi non sono particolarmente
 preoccupato". Alla domanda se l'Eurogruppo possa chiedere alla 
Commissione europea o alla Bce di intervenire in risposta alle tensioni francesi, il funzionario ha risposto che "la risposta
 chiara è no". Ne parliamo con Lorenzo Codogno, Visiting professor alla London School of Economics e al College of Europe e consulente con LC Macro Advisors Ltd dal 2015.

  • October 6 · length unknown

    Il governo spiazzato dagli aumenti del gasolio, il taglio delle accise torna sul tavolo

    La Repubblica scrive che dopo la mancata proroga alla scadenza di mezzanotte, ora l’esecutivo pensa ad allungare gli sconti sui carburanti. L’adeguamento al rialzo dei prezzi da parte di Eni manda il governo in fibrillazione. Avviene tutto nel giro di poche ore. Prima la decisione, ieri sera. Poi il ripensamento, al mattino. Prima lo stop al taglio delle accise sul diesel da 6,1 centesimi al litro, scaduto quindi a mezzanotte. Poi la scelta di valutarne un nuovo allungamento. Dietro il pasticcio del governo c’è una clausola che Eni aveva reso noto il 25 settembre, quando aveva annunciato l’introduzione di un tetto ai prezzi (1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il diesel) a partire dal 28 e per un mese. Questa clausola lega il tetto del diesel a 2,19 euro al taglio delle accise. Stamattina, in assenza della proroga, la compagnia petrolifera ha alzato il price cap a 2,25 euro. ’automatismo ha creato scompiglio a palazzo Chigi, al punto che ora l’esecutivo sta valutando una retromarcia. Sul tavolo, quindi, ritorna proprio la riduzione delle accise. A confermare i lavori in corso è il viceministro dell’Economia Maurizio Leo: sull’attivazione del meccanismo delle accise mobili, che allungherebbe lo sconto sul diesel, “ci stiamo ragionando, non c’è una decisione presa, ci stiamo lavorando”. Facciamo il punto con Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore. Trump lancia la Task Force sulla "Super Intelligence" mentre cresce l'allarme sulla sicurezza dei sistemi AI Donald Trump, dopo aver inaugurato, la scorsa settimana l'era della "Super Intelligenza", ha annunciato nel weekend l’istituzione di una “Forza per la Super Intelligence” (SIF), una task force incaricata di esaminare rischi e opportunità legati all’intelligenza artificiale e di formulare raccomandazioni sul ruolo che il governo federale dovrebbe svolgere nella supervisione della tecnologia. La nuova struttura lavorerà insieme alle aziende del settore per individuare i principali rischi, dalle minacce informatiche al possibile utilizzo dell’AI per scopi militari o biologici, e valuterà l’attuale quadro legislativo e le eventuali misure che il Congresso potrebbe adottare, cercando allo stesso tempo di evitare una regolamentazione che possa frenare innovazione e concorrenza. La SIF dovrà presentare un rapporto entro 120 giorni e avrà l’obiettivo, nelle parole di Trump, di garantire che gli Stati Uniti mantengano la propria leadership mondiale nella Super Intelligence. Il commento di Alessandro Plateroti, Direttore editoriale Ucapital.com Emergenza abitativa: dalla Spagna all'Italia L’emergenza abitativa riguarda tutta l’Europa e colpisce soprattutto le grandi città. Il 7,7% della popolazione europea vive in condizioni di stress abitativo, mentre in Italia sono circa 3 milioni di persone, pari al 5%, che spendono più del 40% del reddito disponibile per l’affitto o il mutuo. Dal 2013 i prezzi delle case in Europa sono aumentati in media del 60%, mentre meno del 7% delle abitazioni è destinato all’edilizia pubblica. Inoltre, tra il 2018 e il 2024 gli Airbnb sono raddoppiati e circa il 20% delle case europee risulta vuoto. Dal 2013 i prezzi medi al metro quadro in Europa sono saliti del 60%, e molto più nelle aree urbane. Meno del 7% dello stock abitativo europeo è edilizia pubblica e tra il 2018 e il 2024 gli Airbnb sono raddoppiati. Nel frattempo il 20% delle case è vuoto, perché in aree interne dove nessuno vuole vivere o perché di proprietà di chi non ha bisogno di affittarle. In Italia oltre il 70% delle famiglie vive nella propria abitazione. Cresce però la pressione sul mercato dell’affitto, dove l’offerta è scarsissima e i prezzi in costante rialzo. «Questo sta rendendo alcuni territori e aree metropolitane inavvicinabili per un crescente numero di persone», scrive Nomisma nel suo Osservatorio. Ne parliamo con Massimo Bricocoli, professore di Urbanistica al Politecnico di Milano.

  • October 5 · length unknown

    Crisi industriali al bivio: Electrolux ritira i licenziamenti mentre per l'Ex Ilva la Corte d'appello di Milano conferma lo stop agli altiforni

    Oggi è una giornata decisiva per il futuro della manifattura italiana, segnata da sviluppi cruciali su due dei dossier industriali più caldi del Paese Electrolux: Svolta al Mimit, ritirati i licenziamenti unilaterali Ex Ilva: La Corte di Milano conferma lo stop agli altiforni. Facciamo il punto con Paolo Bricco, Il Sole 24 Ore. Delfin appoggia Intesa i soci della holding trovano l’accordo su Mps Luigi Lovaglio è messo nell'angolo. Ha schivato in questi mesi i colpi di Carlo Messina come un pugile d'esperienza, ma l'attacco sferrato sabato da Ca' de Sass limita all'improvviso il suo raggio d'azione. Il primo effetto del rilancio di Intesa Sanpaolo, vincolato alla bocciatura della doppia Ops del Monte, può già essere determinante: il Cda di Delfin domenica pomeriggio ha deciso che seguirà il progetto di Carlo Messina. L'adesione all'Opas di Delfin è confermata da una nota al mercato di Intesa Sanpaolo. La holding degli eredi Del Vecchio il 29 ottobre voterà contro il piano di Lovaglio, per poi accettare l'Opas di Ca' de Sass che offre 1,6 azioni e 1,25 euro per ogni adesione. Per Delfin significa ottenere quasi il 4% di Intesa Sanpaolo e 665 milioni in contanti. Ci racconta gli sviluppi del caso: Luca Davi, Il Sole 24 Ore. Istat, nel secondo trimestre cala potere d'acquisto delle famiglie Nel secondo trimestre 2026, a fronte di un incremento dell'1,4% del deflatore implicito dei consumi, il potere d'acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente. Lo rende noto l'Istat diffondendo le stime sul Conto trimestrale delle AP, reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società. Ne parliamo con Stefano Manzocchi, Prorettore alla ricerca Università Luiss e Ordinario di Economia internazionale.

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